Memoria e futuro si incontrano a Segou

Mercoledì 18 gennaio 2017, Gao
Un camion bomba viene lanciato da cinque attentatori kamikaze legati ad al Qaida contro una base militare del MOC (Mécanisme opérationnel de coordination).  Si tratta dell’attentato più sanguinoso della storia del Paese con un bilancio di 60 vittime e oltre 155 feriti per il quale il governo proclama tre giorni di lutto nazionale.
La notizia giunge ad orecchie ed occhi italiani (prevalentemente virtuali) ben V E N T I Q U A T T R O O R E DOPO, quasi esclusivamente attraverso testate giornalistiche e blog di nicchia.
Dov’è che s’inceppa il meccanismo? Non ci sono del tutto chiare le logiche per cui l’informazione tra Nord e Sud del Mondo segua quasi sempre una strana a senso unico (Nord > Sud).
Vogliamo placare questo singhiozzo informativo raccontandovi una storia.
È la storia di chi subisce direttamente la violenza della guerra e del terrore, di chi è costretto a lasciare la propria casa, il proprio lavoro, i propri affetti.  La storia di chi, scappato dalle zone del Nord del Mali completamente sotto assedio Jihadista, ha trovato in altre città del Mali non solo un rifugio ma anche un nuovo punto di partenza per la propria vita.
Venerdì 19 Gennaio 201,  Segou
Incontriamo Madame Sidibè che ci racconta di aver lasciato Gao nel 2012, quando a seguito del colpo di stato, è scoppiata una guerra civile che ha visto sorgere l’alleanza tra l’etnia tuareg e il gruppo islamico del Maghreb. Per garantire un futuro ai propri figli lontano dalle armi, madame Sidibè ha lasciato Gao per raggiungere Segou dove è stata accolta dalla comunità locale
Madame non è solo una mamma, è anche una donna forte che vuole recuperare la sua indipendenza e la sua dignità. Questa donna straordinaria è la vicepresidentessa di Huny Dobey, un’associazione creata da 50 donne e 5 uomini profughi di Timbuktu e Gao che si sono auto-organizzati per sviluppare attività generatrici di reddito che favoriscano il loro inserimento nel contesto sociale ed economico nel distretto di Segou. Il loro primo obiettivo è l’avvio di una vera e propria filiera di piscicoltura biologica, dall’allevamento alla commercializzazione e conservazione, come impiego sostenibile e durevole nel tessuto economico di Segou.
Parlando con Madame Sidibè ci rendiamo conto che la comunità profuga ha bisogno di elaborare con coscienza gli eventi accaduti in Mali negli ultimi 5 affinchè in futuro né violenza né potere decidano per il destino altrui.

Abareka Nandree seguirà e supporterà l’associazione Huny Dobey verso un nuovo futuro…e voi?
Vi terremo aggiornati !

CONTESTUALIZZANDO…

Le regioni ubicate al Nord del Mali (Tombouctou, Gao e Kidal) e una parte delle regioni di Mopti e Ségou sono state occupate nel marzo 2012 da gruppi islamici che hanno compiuto molti abusi e crimini contro la popolazione. Le famiglie del Nord sono pertanto costrette ad emigrare verso altre zone anche per evitare l’arruolamento nei movimenti jihadisti di giovani e bambini.

I flussi migratori si sono concentrati prevalentemente nelle zone del sud del Mali (regioni di Kayes, Ségou, Sikasso, Bamako e Koulikoro) ed in parte nei paesi limitrofi: Mauritania, Niger, Burkina Faso e Algeria.

Nella regione di Segou si contano circa 36.045 rifugiati provenienti dalle zone di Nord-est del paese, prevalentemente da Gao e Tombouctou, di cui la un’alta percentuale è costituita da donne sole con bambini e minori non accompagnati sistemati temporaneamente in campi profughi attrezzati dalle organizzazioni internazionali (tra cui UNCHR) o presso famiglie locali gravando sulla loro già scarsa disponibilità economica.
I profughi hanno potuto beneficiare sino ad oggi degli aiuti umanitari, tuttavia, il perdurare della crisi e l’allungarsi delle tempistiche dei negoziati di pace rende necessaria la creazione di attività generatrici di reddito in grado di sostenere economicamente le famiglie profughe, in cui spesso manca la figurata maschile del capo famiglia, favorendone l’inserimento nel tessuto sociale della regione.

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